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Alla spina per ridurre i rifiuti

Secondo i dati diffusi da Conai, nel 2007 in Italia si sono prodotti più di 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 12,5 tonnellate solo di imballaggi. Di queste, 2,2 milioni di tonnellate sono costituite da imballaggi in plastica. 

Nel solo Piemonte, nel 2008, si sono prodotti 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, che equivalgono a più di 507 kg di rifiuti per abitante all'anno. Nella nostra regione il peso della sola plastica raccolta grazie alla raccolta differenziata è stato di 62 migliaia tonnellate.

A monte di queste cifre, troviamo che l'Italia si colloca tra i primi dieci produttori mondiali di imballaggi, il cosiddetto packaging, rappresentando circa il 6,2% della produzione mondiale, con un fatturato stimato nell’ordine dei 25 miliardi di euro, da suddividere tra le oltre 7.000 imprese (per un totale di oltre 106.000 addetti). Nel 2007 il comparto del packaging ha rappresentato circa il 2,7% del fatturato dell’intera industria manifatturiera, ossia circa l’1,6% del PIL nazionale dell’anno (fonte Conai). I maggiori introiti del comparto dell’imballaggio derivano dalla produzione di imballaggi in plastica, seguita da carta, vetro e legno.

Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica, essi sono diffusi trasversalmente nel mondo dell’industria manifatturiera. Grazie all’esistenza di vari polimeri (polietilene, polietilentereftalato, polipropilene, polistirene espanso, ecc.), caratterizzati da differenti peculiarità, assolvono le diverse funzioni richieste al packaging (di imballaggio primario, secondario o terziario) e trovano una collocazione all’interno dei diversi canali. 

I contenitori in vetro, invece, a causa della sua estrema fragilità, si prestano a rivestire esclusivamente il ruolo di imballaggio primario. Grazie alle sue doti di trasparenza e inerzia, il vetro è utilizzato per il confezionamento e la conservazione dei prodotti prevalentemente alimentari e delle bevande, nonché di prodotti di lusso, quali ad esempio profumi e cosmetici. 

Recentemente, in molte regioni italiane, si è assistito ad una sempre maggior diffusione della distribuzione e vendita di prodotti cosiddetti “sfusi” o “alla spina”, venduti cioè senza imballaggio al consumatore finale che ha la possibilità di portarsi da casa il proprio contenitore per riempirlo nuovamente presso il punto vendita. 

Uno degli obiettivi principali di tale sistema di vendita è appunto quello di ridurre l'impatto ambientale dei nostri consumi, andando ad incidere proprio laddove l'impatto è molto elevato: la produzione degli imballaggi dei prodotti, che costituiscono ormai il 40% del peso totale dei rifiuti solidi urbani. Attraverso questo sistema, infatti, l'imballaggio viene acquistato solo una prima volta perchè il consumatore può poi riutilizzarlo per tutti gli acquisti successivi. 

In termini di riduzione di rifiuti, il sistema di distribuzione di prodotto alla spina sembra molto efficace dal punto di vista delle ricadute ambientali, quanto accessibile ai consumatori finali. 

Visto l'apparente successo di alcune esperienze di vendita di prodotti sfusi sul territorio italiano, e in particolare su quello piemontese, sembra utile approfondirne alcuni aspetti per valutare la risposta da parte dei consumatori nonché i possibili miglioramenti e ampliamenti, anche nell'ottica di un adeguamento alle più recenti direttive europee in materia di gestione dei rifiuti.

In allegato è possibile scaricaricare l'indagine "Alla spina per ridurre i rifiuti".
 
Eco dalle città, 24 Marzo 2010 
 
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